Risposte ai sei quesiti di scienza: un commento

Innanzitutto una premessa: sono decisamente soddisfatto e contento per quanto è avvenuto negli ultimi giorni. Dopo il deludente dibattito televisivo tra i candidati per le primarie del centrosinistra, in cui la parola scienza era stata a stento nominata, c’era una forte esigenza di avere delle risposte su questioni importanti riguardanti la scienza: la scienza e la tecnologia, infatti, sono motore dello sviluppo e della crescita e non è pensabile che candidati che affermano di avere la ricetta per “far ripartire il paese” di scienza e ricerca nemmeno parlino (ne siano rivolte loro domande).

Non ero estremamente fiducioso, temevo che tutto avrebbe avuto pressochè nessun risalto mediatico; fortunatamente , grazie soprattutto all’impegno di tutti coloro che hanno partecipato (come gli iscritti a Dibattito Scienza, che non mi stancherò mai di ringraziare), l’iniziativa è stata salutata con grande interesse.

Prima di commentare ci tengo a ringraziare personalmente anche i 5 candidati che hanno risposto alle domande perchè questo è un primo segno di cambiamento: rispondere personalmente alle domande (importanti) di un gruppo ristretto di persone. Questa iniziativa non è nata per accusare o fare il capello a qualcuno, ma perchè i candidati mettano nero su bianco azioni concrete su argomenti specifici e scientifici, ma di interesse per la comunità. Spero che questa iniziativa sia solo la prima e possa diventare uno strumento fisso di condivisione.

Se i candidati vorranno leggere questi commenti e rispondere sarò ben contento di aprire una discussione con loro.

Essendo un biotecnologo commenterò unicamente le risposte in cui sono competente (nonostante abbia ovviamente un parere su ognuna delle risposte per gli altri quesiti).

La domanda era la seguente “Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?”

Le risposte sono visibili cliccando sul nome del candidato:

 Pierluigi Bersani, Laura Puppato, Matteo Renzi, Bruno Tabacci, Nichi Vendola.
Le risposte sono state quasi tutte decisamente deludenti e assolutamente conformi tra loro. Cito:

“Gli OGM (…) comporterebbero un danno per un’agricoltura che può competere solo sul piano della qualità, della tipicità, della diversità e non certo sulla quantità.”

Questa, ad esempio, è una frase di Vendola, concetto richiamato con parole diverse da tutti gli altri, ad eccezione di Bersani. E’ il solito triste luogo comune in cui si insinua che gli OGM debbano essere in antitesi con la qualità (e per quale motivo?).

E’  un argomento di facile presa, all’apparenza anche intuitivo, ma assolutamente sbagliato. Gli OGM, infatti, si differenziano da gli altri prodotti dell’agricoltura (che sono anch’essi modificati e non poco!) unicamente per la tecnica utilizzata che nel caso degli OGM è l’ingegneria genetica, nelle colture tradizionali incroci, mutazioni indotte, radiazioni ecc. Il termine OGM, infatti, non identifica alcuna caratteristica del prodotto. Invece spesso e volentieri si crede che gli OGM abbiano come unico obiettivo produrre di più (a scapito della qualità, dunque al “made in Italy” ecc). Ad esempio un mais che è modificato per resistere a un insetto ha solo quella caratteristica diversa dalla varietà “tradizionale” da cui ha orgine, non viene modificato il gusto (nè tantomeno peggiora)! Peraltro un OGM può avere come obiettivo quello di migliorare il gusto (e perchè no?).

Si afferma poi che gli OGM siano in qualche modo nemici della diversità e della tipicità. E per quale motivo?Anzi, proprio perchè gli OGM sono tali solo per l’utilizzo di una tecnica (e non per le caratteristiche del prodotto finale), se spesso gli OGM vengono coltivati in ampie zone agricole dipende dal sistema di agricoltura utilizzata e da questioni economico-politiche, non certo per una caratteristica intrinseca degli OGM. Per risolvere questo problema in un’ottica italiana è necessario valutare ogni coltura caso per caso ad esempio promuovere solo OGM su varietà di nicchia, locali che già esistono (e non c’è alcuna contraddizione, è solo il pensiero comune a farlo sembrare “strano” o “improbabile”).

Laura Puppato scrive “Oggi come oggi la scienza non è in grado di affermare con ragionevole certezza né la pericolosità né la sicurezza degli alimenti prodotti utilizzando OGM.(..) preferisco attenermi a un saggio principio di precauzione”

Mi viene innanzitutto da chiedere “La scienza forse può affermare con ragionevola certezza (sarebbe?) la pericolosità o la sicurezza degli alimenti prodotti con tecniche tradizionali?”. La risposta è che i tantissimi studi sugli OGM mostrano una sicurezza almeno pari a quella per i prodotti convenzionali (e gli studi “allarmanti” salutati dai media come rivelatori si son sempre dimostrati fallaci in più parti). Il rischio zero non esiste per nessuna attività umana e il principio di precauzione è stato da tempo interpretato come ottimo metodo per rigettare qualsiasi nuova tecnologia, senza che tale principio venga però applicato a tutto quello che usiamo o abbiamo usato.  Rischi e benefici di un alimento ( o della tecnologia utilizzata per produrli), infatti, dovrebbero essere valutati rapportandoli ai rischi e benefici cui andiamo e siamo sempre andati incontro con le tecniche “tradizionali” (se no si potrebbe demonizzare qualsiasi cosa, perfino l’acqua, senza che l’accusa abbia un minimo significato). L’evidenza ci dice, ad esempio, che consideriamo assolutamente accettabile il rischio certo (non probabilistico) di avere allergie anche gravi per tantissimi alimenti (es. frutta). Per quale motivo, se l’interesse è difendere la salute del cittadino, si richiede l’assoluta sicurezza degli OGM per scongiurare improbabili e del tutto ipotetici rischi nei secoli a venire, mentre si accettano alimenti (e se ne continuano ad accettare di nuovi) che sono palesemente non sicuri per una buona parte della popolazione e la cui autorizzazione non richiede alcuno studio?

E ancora, stavolta Renzi:”Se è vero che molti dei prodotti agricoli che finiscono nelle nostre tavole sono varietà figlie di incroci e selezioni avvenute nei secoli, e che la ricerca in campo agroalimentare è comunque un fattore positivo e una strada da perseguire, altra cosa è aprire l’Italia a produzioni transgeniche che non hanno nulla a che fare con la qualità e la forza economica dei nostri prodotti agricoli”

A parte il solito slogan sulla differenza tra OGM e le tecniche tradizionali (alcune delle quali sono tutt’altro che secolari), si insiste sul fatto che gli OGM non diano, nè daranno alcun apporto all’agricoltura italiana. Ci si dimentica però di ricordare che noi siamo fortemente dipendenti dalle derrate di mangimi OGM stranieri (il 90% del nostro fabbisogno di soia, dati FAO). E queste derrate servono per fare proprio gran parte dei prodotti tipici italiani che il mondo ci invidia!

Infine una piacevole sorpresa:

“Il nostro Paese, purtroppo, investe poco in ricerca e questo rischia di portarci ad una situazione di “sudditanza culturale” nei confronti dei Paesi che, invece, hanno avuto la lungimiranza di investire in ricerca. Questo vale anche e, direi soprattutto, per la ricerca sugli OGM: ragioni puramente ideologiche, non scientifiche o politiche, hanno emarginato la ricerca sugli OGM nel nostro Paese, erodendo il patrimonio di conoscenze su questo tema cosi importante per l’alimentazione e la salute dei cittadini. Occorre rilanciare la ricerca sulla genetica delle piante, e quindi sugli OGM.(…) Non farlo significherebbe perdere la capacità di valutazione su tecnologie che verranno sicuramente sviluppate in altri Paesi e che si affacceranno sui nostri mercati: (…) non possiamo impedire ai nostri ricercatori di mantenere e conservare il proprio patrimonio di conoscenze sugli OGM e le loro possibili applicazioni in agricoltura.”

Queste le parole di Bersani. Sono concetti davvero sensati e a lui va il mio plauso (almeno per quanto concerne questo argomento). Ha evitato di tirar fuori i luoghi comuni come han fatto gli altri candidati e ha invitato a una serie riflessione su come porsi sugli OGM.

Non si è abbassato alla facile retorica e probabilmente rischierà ripercussioni nel voto finale, ma ha avuto un certo coraggio: coraggio che, sinceramente, mi aspettavo da un altro candidato che da tempo si definisce portatore di “novità”.

Federico Baglioni

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