La Pro-Test mediatica

Dall’articolo originale pubblicato su Prometeus.

Ieri avevo parlato della manifestazione tenutasi Sabato scorso in via Mercanti a Milano, organizzata da Pro-Test Italia, per difendere le ragioni dei ricercatori e, soprattutto, per spiegare alla gente che cosa si fa in un laboratorio, che cos’è veramente la sperimentazione animale e per quale motivo è ancora fondamentale utilizzarla.

Passata l’euforia per il grande successo ottenuto (un altro articolo su Nature!), è però necessaria qualche considerazione a mente fredda sull’impatto mediatico dell’evento. In molti di noi speravano in una certa eco su giornali e TV perchè, diciamolo, per essere un evento organizzato per lo più da ragazzi, in così poco tempo e senza alcun finanziamento, è venuto davvero bene. Eppure vi è stato solo un servizio al TG5, qualche articolo e un’intervista su LA7 Cronache. Nemmeno un articolo, ad esempio, sul Corriere Milano e un’esposizione mediatica inferiore a quella ottenuta in seguito alla protesta pacifica del 21 aprile.

La prima ragione che vedo in questo, purtroppo, è molto semplice: il 21 aprile si trattava di una novità assoluta: i ricercatori per la prima volta si erano “incazzati” ed erano scesi in piazza a protestare, in un modo a cui nessuno era abituato. Una sorta di “remake” come quello di Sabato probabilmente fa poco gola a un giornalista, interessato allo scoop piuttosto che al valore dell’evento in sé.

Ma questo non basta a capire quanto avvenuto. La seconda ragione, che a mio avviso è la principale, è la necessità di creare delle categorie con le quali il lettore/spettatore (e talvolta lo stesso giornalista) possa schierarsi. E la protesta degli animalisti era, chiaramente, un’occasione troppo ghiotta per non venire sfruttata. Ed ecco quindi che in quasi tutti gli articoli (qui, qui e qui) compaiono descrizioni spesso piuttosto fantasiose:

“Gli animalisti (…) si sono limitati ad assediare il presidio e tra i due gruppi contrapposti sono volati solo insulti, fino a che gli attivisti se ne sono andati”. “Tensione al presidio tra ricercatori e animalisti”.

 

“(…) sotto gli occhi stupiti di chi si godeva un pomeriggio di shopping, i due gruppi si sono fronteggiati per ore”.

In sostanza si sono voluti far passare due messaggi:

Il primo è che tutto sommato gli animalisti non stavano facendo nulla di male: non importa se continuamente gridassero come simpatiche come “assassini” o “pezzi di merda” e minacciassero di morte; non importa se le urla erano pensate per disturbare anche i passanti che volevano ascoltare; non importa se alcuni di loro hanno tentato di strappare uno striscione in mezzo alla folla o salire sul palco.

Il secondo è che ci sarebbe stato, a sentire parlare i media, uno scambio di insulti, come tra due tifoserie dove bisogna scegliere: o sei del Milan o sei dell’Inter. Eppure il video parla chiarissimo. Così come le foto.

La Polizia non ha evitato lo scontro tra ricercatori e animalisti, ha evitato che quegli animalisti aggredissero fisicamente e con violenza delle persone che stavano, semplicemente, ascoltando e che, per tutta la durata della manifestazione, parlavano coi passanti, facevano foto e video, come a qualsiasi evento di piazza, senza mai aver reagito a una provocazione.

La conseguenza più grave di questo atteggiamento dei media è che si è trasformata una manifestazione che parla di fatti concreti, come la descrizione delle tecniche “alternative” o la testimonianza di malati come Nadia Malavasi, in uno scontro alla pari tra fazioni, dove bisogna schierarsi in base alle proprie convinzioni, e dove non si parla più dei contenuti, primo obiettivo della manifestazione, ma di slogan e luoghi comuni. Oltre ad aver dato pari rilevanza a una manifestazione di centinaia di persone e a una ventina di animalisti schiamazzanti, infatti, si sono messi sullo stesso piano gli insulti e le minacce con il materiale informativo, costato tempo e fatica, distribuito e spiegato da ricercatori e studenti.

Ieri l’ennesima delusione: proprio La7 che, in occasione della contro-manifestazione del 21 Aprile, aveva fatto davvero un bel servizio su quanto avvenuto, ha iniziato il servizio così:

Animalisti e ricercatori ancora una volta in piazza (…), ci sono stati momenti di tensione tra i due gruppi.

Ma non ci si è limitati a questo: nonostante l’intervista a Giulia Corsini, vicepresidentessa di Pro-Test Italia, si è solo accennato in maniera vaga all’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” dell’8 giugno, dedicando uno spazio più grande alla manifestazione animalista che si terrà a Milano lo stesso giorno e proprio in via Vanvitelli, lo stesso luogo dell’incursione di qualche settimana fa.

Si è paragonato, dunque, un’evento di divulgazione scientifica di portata nazionale che avrà luogo in più di 15 città, con una manifestazione di protesta, che temo sarà fatta di insulti, disinformazione e poco altro, che avverrà solo a Milano e che è stata fissata l’8 giugno proprio per dare fastidio e distogliere l’attenzione dall’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica”.

Pensateci. Si chiede ai ricercatori di uscire dalla loro torre d’avorio e però, invariabilmente, ogni volta che lo fanno, li si ignora o li si svilisce in risse da bar.

Già, perchè per bruciare un dialogo sui contenuti, studiato e argomentato basta organizzare un gruppetto in 2-3 ore e andare a gridare “assassini” e minacciare chi passa di morte.

Noi però non molliamo. Di contenuti, tutti insieme, in tutta Italia, si tornerà a parlare l’8 giugno.

Speriamo che questa grande opportunità di dialogo con la cittadinanza, questa grande opportunità di dire a tutti  che “la scienza ha delle ragioni che meritano di essere ascoltate, anche in Italia” non venga nuovamente tradotta dai media nell’ennessima fittizia lotta tra fazioni.

@FedeBaglioni88

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Una settimana da paura (per la scienza)

Dall’articolo originale pubblicato su Prometeus – Spigolature:

E’ stata una settimana ricca di avvenimenti, alcuni dei quali, in tutta sincerità, avremmo preferito non dover commentare. Vediamo di riassumere.

Abbiamo cominciato con gli EXPO days scoprendo che perfino in ambito accademico ci sia qualcuno che considera esperto e inviti come tale chi esperto non è: è il caso di Vandana Shiva, chiamata a parlare di OGM dal comitato scientifico dell’EXPO e dall’Università degli Studi – Bicocca. Come già fatto notare, da un ‘Università ci si aspetterebbero ben altri nomi, non certo un’attivista che, ogni volta che le si presenta l’occasione, parla di OGM ripetendo senza remore la ormai più e più volte confutata correlazione con i famosi suicidi indiani e non si fa scrupoli ad attaccare l’innovazione in agricoltura.

Prometeus ha anche provato a chiedere ragione di questa scelta alla prof.ssa Lavitrano, ma senza successo, almeno per ora.

Poi c’è stato il metodo Stamina, quella cura, ancora tutta ipotetica, a base di cellule staminali che sarebbe osteggiata dagli interessi più o meno occulti delle lobby del Big Pharma. Dopo lunghe peripezie costellate di video strappalacrime e sentenze giuridiche di ogni orientamento possibile, è stato finalmente approvato dal Senato l’emendamento del decreto Balduzzi che fa dunque partire la sperimentazione di questo metodo, pur senza alcuna evidenza scientifica preclinica (almeno a noi nota). Il tutto ci costerà la bellezza di 3 milioni di euro. Davide Vannoni, il padre del metodo Stamina, non si dice comunque contento, dopo aver sbeffeggiato il premio nobel Yamanaka, ora sostiene che il suo metodo non è compatibile con le norme di sicurezza (GMP) obbligatorie per i laboratori farmaceutici autorizzati, ricevendo per questo le dure risposte del prof. Michele De Luca.

In settimana è arrivata anche la mozione del Senato che impegna il Governo a invocare la clausola di salvaguardia per bloccare gli OGM. Mozione salutata dalla De Girolamo, nuovo Ministro dell’Agricoltura, con i soliti luoghi comuni sulla (tutta ancora da dimostrare visto che li usiamo a man bassa) inutilità degli OGM. Nel testo della mozione, tra le varie considerazioni riguardanti le contaminazioni tra colture geneticamente modificate e non, si afferma anche che bisogna

potenziare la ricerca scientifica pubblica in materia agricola e biologica e, in caso di OGM, in ambiente confinato di laboratorio.

Un modo carino per dire a tutti i biotecnologi italiani in ambito agrario/vegetale: “Ok, se ancora avevate qualche speranza, ora potete definitivamente cambiare paese: per voi non c’è speranza”. L’unica che ci resta è che i nuovi (eventuali) fondi che verranno reperiti almeno non finiscano alla Fondazione di Mario Capanna che comunque ha già gongolato per l’approvazione della mozione.

Ma non era però abbastanza: oltre al danno non poteva mancare la beffa. Negli stessi giorni in cui la Corte di Giustizia Europea dà ufficialmente ragione a Fidenato, accusato – ora possiamo dirlo – ingiustamente di aver piantato illegalmente OGM, nel nostro parlamento l’on. Scilipoti ci viene a spiegare cosa sono gli OGM con tanto di geni di pollo nelle patate.

Intendiamoci: non è poi nulla di nuovo, nella sostanza, rispetto alle dichiarazioni di altri politici, siano essi Renzi, Ingroia, Vendola, Zaia o Grillo (senza stare a scomodare Capanna, Petrini o altri…). Solo è detto in modo più folkloristico.

 

Lasciatemi concludere che la giornata dell’8 giugno “Italia unita per la corretta informazione scientifica” che stiamo velocemente organizzando non potrebbe capitare in momento “migliore”: dico migliore perchè, sì, mai più di adesso ne abbiamo bisogno.

 

@FedeBaglioni88

Federico Baglioni

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Animalisti, fantascienza e affari religiosi

Dall’articolo originale pubblicato su ANBI- Prometeus (“Spigolature”).

Sono passate ormai due settimane dall’irruzione al dipartimento di farmacologia da parte di alcuni animalisti che ha scosso l’opinione pubblica e spinto studenti e ricercatori a scendere in piazza per difendere la sperimentazione animale. Il gesto degli animalisti è stato commentato in maniera lapidaria dall’Università Degli Studi di Milano, dal CNR e perfino da Nature.

Già ieri però gli animalisti si sono fatti risentire, in un modo che avremmo, francamente, preferito evitare. Stavolta l’obiettivo era Ignazio Marino, medico e politico diventato famoso per aver fatto parte dell’equipè che ha realizzato il primo trapianto di fegato da babbuino a uomo. Dunque, agli occhi degli animalisti, non è che uno dei tanti “vivisettori assassini”, che non merita nemmeno di aver diritto di replica. Non importa se i suoi studi siano stati di importanza fondamentale per effettuare trapianti di organi, che oggi possiamo reputare quasi di routine.

Pochi di noi sapevano, però, che un gruppo animalista aveva pubblicato qualche settimana prima una lettera aperta diretta proprio all’Onorevole Marino: lettera che lascia quantomeno perplessi.

Già, perché se siamo ormai quasi abituati a vedere azioni di forza da parte di animalisti, motivate da una dichiarata ”disobbedienza civile”, ben commentata qui, si poteva comunque almeno sperare che il blitz dello scorso 20 Aprile potesse prendere le mosse almeno da una riflessione seria sull’argomento, mentre la lettera in questione è tanto vuota quanto piena di disinformazione e pregiudizi figli di chi ha visto troppi film di fantascienza. No, purtroppo non si tratta solo di una frase provocatoria. Nel testo infatti si dice testualmente:

Onorevole Marino, La invito a visionare il film l’Alba del Pianeta delle Scimmie, perché probabilmente Le è sfuggito. In questo film scoprirà quanto potrebbe essere inutile e dannoso fare esperimenti sugli animali. Nel film un virus iniettato sui primati stermina tutti gli uomini della terra e al tramonto dell’umanità si contrappone l’alba di un nuovo pianeta dominato dalla scimmie, rese più forti dallo stesso virus che ha sterminato l’umanità. In questo film si evidenzia come non soltanto vengono torturati inutilmente esseri innocenti in nome della scienza, ma l’uomo è destinato a soccombere alle scimmie e alla stessa scienza che si rivela fallimentare e pericolosa proprio per colpa degli esperimenti sulle scimmie.

Sì, avete capito bene: la dimostrazione delle torture nei confronti degli animali e della pericolosità della sperimentazione animale per l’uomo viene da un film di fantascienza! Un po’ come quando ci viene detto che la pericolosità degli OGM è dimostrata dal fatto che il 70% degli italiani è contrario. Queste non sono solo informazioni sbagliate, dettate da una propaganda animalista/ambientalista spesso ignorante e violenta, che ha già peraltro fatto realmente uso di immagini provenienti dal grande schermo; sono esempi della negazione della logica e di quel metodo scientifico, che sembra sempre più questione di nicchia, un interesse per “amanti della scienza”, piuttosto che la base imprescindibile per un dialogo tra persone che abbiano un occhio critico verso il mondo.

Poco più avanti si dice anche:

Tutti abbiamo commesso errori nel passato: noi animalisti e vegetariani in passato abbiamo mangiato altri esseri viventi; San Francesco ha gozzovigliato, ucciso nelle crociate, ha vissuto nell’opulenza e poi ha acquistato quella consapevolezza del rispetto dell’ambiente e di tutti gli esseri viventi.

Questa frase ha davvero dell’incredibile: si sta in pratica dicendo che una volta alcuni animalisti si nutrivano di altri esseri viventi. Dunque ora hanno cambiato abitudini e viene da chiedersi, visto che le piante, per esempio, sono esseri viventi, di cosa si nutrano oggi gli animalisti. Probabilmente sassi.

Viene scomodato perfino il Papa:

Papa Francesco, il cui nome è ispirato proprio al Santo protettore degli animali, ha più volte ripetuto che occorre avere rispetto per ogni creatura di Dio. Onorevole, anche i babbuini sono (erano) creature di Dio. Spero che riesca a riconoscere l’inutilità di tutte le sperimentazioni e vivisezioni fatte in nome di alcune lobby e non certo della scienza.

E’ interessante notare come la religione venga spesso tirata fuori a sproposito solo quando fa comodo, che sia per denigrarla od osannarla. Qualcuno si ricorderà di quando Mario Capanna, non certo noto per essere un grande praticante, utilizzò un documento erroneamente (da lui) attribuito a Papa Benedetto XVI per dimostrare l’amoralità e pericolosità degli OGM. Come a dire: se lo dice perfino lui!

 

Infine, oltre al solito riferimento alle lobby e alla falsa scienza, si insiste nuovamente sulla sacralità della vita di tutti gli esseri viventi, senza ricordare (o rendersi conto) che la maggioranza degli esseri viventi con cui il nostro organismo ha a che fare, o che vengono utilizzati in grande quantità nelle sperimentazioni, non sono pressoché mai considerati come degni di alcuna attenzione: parliamo di batteri (che sterminiamo a miliardi a suon di antibiotici), lieviti, nematodi, ma anche moscerini, pesci. Per non parlare delle piante!

Gia’, le piante sono le eterne incomprese del mondo animalista (e non solo): vengono a stento considerate come esseri viventi, sarà perchè non provocano quell’empatia tipica degli ormai celebri Beagles di Green Hill o dei topi dello stabulario di Milano, ormai depredato.

Come se non bastasse vi è un’ultima incongruenza che vedo spesso: gli animalisti sono per la grande maggioranza anche ambientalisti convinti. Sono quelli che gioiscono ogni volta che Greenpeace, o chi per loro, riesce a sradicare e distruggere piante OGM, in quanto, contro ogni evidenza, sarebbero, secondo loro, tossiche, mortali, probabilmente radioattive (al punto da essere maneggiate con guanti, tute e mascherine). Lo stesso trattamente non viene, però, riservato alle cavie da laboratorio OGM, come alcuni dei topi “liberati” (maneggiati dagli attivisti senza alcuna precauzione e poi “rilasciati nell’ambiente” senza porsi troppe domande sul loro impatto ambientale) nell’ultimo blitz degli animalisti. Anzi: quei topi vengono mischiati tra loro, rendendo alquanto difficoltosa una loro identificazione e, ammesso che possano sopravvivere in ambiente non sterile, vengono donati e, perchè no, liberati nelle acque del fiume Lambro, senza che ciò desti alcuno scandalo; nessuna preoccupazione per l’ecosistema, per la contaminazione, l’inquinamento genetico e via dicendo.

Questo è sicuramente bizzarro: almeno se si considerano le profezie mostrate in film di fantascienza vecchi e nuovi.

 

@Fedebaglioni88

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Nature e l’Italia: un rapporto decisamente amaro

Dall’articolo originale pubblicato su Prometeus – Spigolature.

La recente manifestazione per difendere la sperimentazione animale, nata dopo l’occupazione del dipartimento di farmacologia di Milano da parte di attivisti animalisti, ha avuto un notevole successo anche presso alcuni telegiornali e quotidiani. Un’ulteriore (e inaspettata) occasione di visibilità, che rende orgoglioso me e tutti quelli che hanno partecipato o collaborato per rendere possibile l’evento, è stata la pubblicazione di un articolo sulla prestigiosa rivista Nature che, seppur in un trafiletto finale, ha dato risalto all’iniziativa.

Quietata l’iniziale euforia rimane da riflettere sul fatto che, ancora una volta Nature ha parlato del nostro paese in un modo decisamente poco rincuorante: non è infatti la prima occasione in cui la rivista commenta vicende alquanto surreali (e pseudoscientifiche) accadute nel “belpaese”. Sono ancora troppo attuali le immagini dei campi sperimentali pubblici distrutti all’Università della Tuscia (qui l’articolo di Nature), ancora aperte le ferite per la sentenza dell’Aquila e la concessione delle cure attraverso il metodo Stamina (articoli di Nature rispettivamente qui e qui). L’ultima ferita, profonda, riguarda quanto avvenuto nei giorni scorsi. Di certo, vista anche la situazione scientifica e non solo in cui versa l’Italia, non avevamo bisogno dell’ennessima pessima figura nei confronti della comunità scientifica internazionale.

Tutto si potrebbe concludere con un banale straccio di vesti contro una politica inetta e che ci vuole ignoranti. Verissimo, ma se ci pensiamo bene ognuna di queste vicende non è più di tanto opera dei politici che non hanno cuore la ricerca, la scienza, ma incarna il pensiero/volontà di una, a quanto pare, sempre più grande fetta degli italiani. In quanti hanno gioito nel vedere Capanna “ristabilire la legalità” in provincia di Viterbo bruciando i campi OGM? In quanti hanno condiviso e diffuso, sdegnati, video, foto e scritte di Golia e del professor Vannoni contro la Kasta? In quanti, per tornare al caso attuale, hanno manifestato solidarietà e approvazione ai gesti degli animalisti “salvatori”, contro i vivisettori assassini delle “Big Pharma”? E quanti di questi, da domani, torneranno a parlare dell’Italia come di un paese che per via dei poteri forti, non investe in ricerca, nella tecnologia e nel futuro? E tra questi troverete sicuramente amici, anche fidati, persone di indubbia intelligenza o che condividono perfino le vostre stesse idee politiche.

Facciamoci dunque tutti un’esame di coscienza e rendiamoci conto che i maggiori artefici dei disastri della cultura antiscientifica siamo noi cittadini e che, proprio per questo motivo non ci sarà nessuno stanziamento di nuovi fondi per la ricerca, nessun nuovo premier illuminato finché non decideremo noi di voler cambiare. Domenica abbiamo messo una prima pietra importante. Ora tocca costruire il resto.

@FedeBaglioni88

Federico Baglioni

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

De manifestatione: una cronaca

Ecco qui riportato l’articolo pubblicato su Prometeus – Spigolature.

L’altro ieri, ormai lo sappiamo tutti, cinque animalisti hanno fatto irruzione al dipartimento di farmacologia dell’Università degli Studi di Milano e si sono barricati dentro usando scudi umani (attivisti legati al collo alle porte antipanico - della serie: “se entrate li ammazzate”).

Sembra che abbiano portato via almeno un centinaio di topi e un coniglio e rimosso tutti i cartellini in modo da impedire la prosecuzione degli esperimenti.

La notizia si è diffusa velocemente tra studenti e ricercatori di tutta Italia e in particolare quelli di Milano e provincia. Grazie al lavoro di tante persone che si occupano di divulgazione scientifica sulla sperimentazione animale (Pro-Test, AFDSA…) e tanti volenterosi studenti (tra cui il sottoscritto anche se da poco un ex) siamo riusciti a ottenere un’autorizzazione per una breve manifestazione in piazzale Piola, a Milano, il giorno seguente. In poche ore abbiamo cercato di avvisare più gente possibile disposta a prendersi pioggia, insulti e a perdersi una domenica mattina con scarse previsioni di successo.

Alla fine un drappello di una 50na di ragazzi (tutti abbondantemente sotto i 30 anni) si son ritrovati alle 10 con camici, qualche foglio, striscioni riciclati e pennarelli.

Purtroppo, fin dal giorno prima su FB e poi il giorno stesso a pochi metri di distanza, siamo stati accolti da “costruttivi” insulti e minaccie (anche di morte!) da parte di alcuni animalisti, spero, della peggior specie (perché mi auguro che ci siano animalisti ben diversi con cui poter parlare e discutere comunque mantenendo il rispetto reciproco). E non è assolutamente vero, come affermato al TG regione su Rai 3, che “davanti all’università solo l’intervento delle forze dell’ordine ha impedito che tra i due gruppi si andasse oltre gli slogan e le minacce”, né che “la polizia li blocca in piazza Piola a poche centinaia di metri dal laboratorio”: la nostra manifestazione era autorizzata in piazza Piola e noi, nel pieno rispetto delle regole, siamo rimasti lì, senza nemmeno fare il giro della piazza, senza mai rispondere alle provocazioni di chi, senza alcuna autorizzazione, ci ha subissato per ore di insulti assolutamente gratuiti e minacce spesso decisamente pesanti.

Questa iniziativa voleva essere un segnale per dire che c’è chi difende la ricerca, quella vera, non quella ricamata per un voto o per farsi belli al mondo.

A difenderla non sono le lobby farmaceutiche, non sono i baroni universitari stipendiati, ma sono gli studenti, i ricercatori; coloro che vivono sulla loro pelle stipendi da fame e riduzione dei fondi, coloro che stamattina sono rientrati in laboratorio ed hanno dovuto ricominciare da zero tutta la sperimentazione, coloro che subiscono i danni provocati da chi distrugge campi sperimentali, da chi porta via gli animali, mandando al macero anni di ricerca e soldi e speranze di tutti, credendo di “liberarli”, gli animali; già, perché molte delle cavie “liberate”, al di fuori dell’ambiente di laboratorio, sono destinate a morire, se non, in taluni casi, anche a compromettere la salute pubblica.

Si potrebbe dibattere e scontrarci per ore sugli ipotetici metodi alternativi (o meglio complementari) alla sperimentazione animale, di come limitare le sofferenze o di cosa si faccia realmente in un laboratorio. C’è invece una lezione che tutti dovremmo fare nostra:

ognuno può avere un proprio pensiero sulla SA per questioni puramente etiche (dal punto di vista scientifico già le cose son ben diverse), purché rimanga coerente con le proprie scelte, ma non sono accettabili violenze fisiche e verbali di questo tipo, siano anche per le migliori ragioni al mondo (in questo caso tutte da verificare).

Con chi invade e saccheggia strutture pubbliche/private, con chi urla, con chi minaccia, con chi chiude le orecchie alla conoscenza e all’informazione aprendo le porte all’ignoranza, non c’è dialogo che serva.

@FedeBaglioni88

Federico Baglioni

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sfogo di un giovane (futuro) laureato in biotecnologie (vegetali)

Questo non è un post qualunque per parlare di scienza, di biotecnologie e di OGM. Questo non è un post per parlare del mio stato d’animo a due giorni dalla mia laurea magistrale. Questo non è nemmeno un post per dire che, sì, dovrei pensare a ripassare a più non posso la mia tesi, invece che star qui a lamentarmi con il mondo.

Ma non ce la faccio. Non ce la faccio perchè arrivato vicino a un traguardo tanto soddisfacente quanto importante e impegnativo non posso che pensare al futuro.

E il futuro, lo dicono tutti, è grigio.

Non solo perchè “c’è la crisi”, non solo perchè “la ricerca non viene valorizzata in Italia”. Certo, è vero, ma è troppo comodo scaricare le colpe sempre e solo su “altri”: dove questo “altri” fa generalmente parte di un’imprecisata “kasta” o degli odiati (ma sempre votati) politici. Perchè quando si ha veramente la possibilità di difendere la ricerca non lo si fa. Non lo si fa perchè, invece di difendere e aiutare chi nell’ombra fa il proprio lavoro di ricercatore, si preferisce rincorrere lo studio miracoloso, magari sponsorizzato da questo o quel personaggio “famoso”, senza che vi sia alcuna prova che dimostri una qualche efficacia. Non lo si fa quando la distruzione di un importante luogo per la divulgazione scientifica viene considerata solo occasione per riempire i giornali per una settimana (e parlare più che altro di mafie, complotti, politici locali ecc.) per poi far cadere la vicenda nel silenzio. Non lo si fa quando un campo di ricerca pubblico viene “sradicato” e poi letteralmente distrutto, per motivi che nulla hanno a che vedere con questioni sanitario/ambientali, senza che una sola voce (di una certa visibilità) si alzi, senza che nessuno gridi allo sdegno. Oggi l’ultimo esempio (ma, ripeto, solo l’ultimo di una lunga serie): “fermiamo l’invasione delle sementi OGM“, recita La Repubblica. No, non si sta parlando del sequel di Independence Day. Si sta parlando di una coltura (mais) modificata per resistere a un insetto. Per al precisione, si parla di un singolo carattere, con una specifica proprietà che nulla ha a che vedere, in termini di sicurezza, resa, proprietà organolettiche (ecc.), con qualsiasi altro OGM. Si sta parlando, soprattutto, della libertà di scelta di un agricoltore. Quella libertà che tanto si rimprovera alle autorità, ma che si è sempre prontissimi a rifiutare e vietare, con forza e cecità, a qualsiasi persona “non la pensi come noi”. Quella pseudo-libertà per cui c’è chi può vietare ad altri di coltivare questo o quello, in nome di improbabili contaminazioni mondiali e distruzioni delle tipicità italiane (ma da dove arrivano i mangimi della gran parte dei nostri prodotti?), e c’è chi non può coltivare il proprio campo con un mais OGM legalmente autorizzato e utilizzato senza problemi da un decennio. Di fronte a tutto questo (e tralasciato un sacco di vicende di altro tipo poco confortanti) c’è da chiedersi: quale mai potrà essere il futuro di un biotecnologo, specie vegetale, in Italia (e non solo)? Con che coraggio si andrà a parlare di ricerca, di rientro dei cervelli, di eccellenze, del futuro della tecnologia (parole, parole, parole), quando siamo noi, sì, noi cittadini, ancor prima dei politici, a far sì che la gente di talento venga cacciata via da questo paese perchè “nessuno li vuole”? In questo, va detto, la colpa va attribuita anche a  “noi scienziati” che, complice una vita piena di impegni, non abbiamo avuto tempo e forza per diffondere e spiegare la scienza scendendo da quella torre di avorio che tanto ci rimproverano. Ma siamo ancora in tempo. Non sarà mai troppo tardi…

Questo era un semplice sfogo (e in fondo, velata, anche una speranza).

Questo è lo sfogo di un giovane 24enne che, come tanti, si sta per laureare e che non vede un futuro in ricerca. Non vede un futuro in Italia. Sì, è vero, i politici saranno anche corrotti, ma siamo innazitutto noi che dobbiamo cambiare. Perchè se non cambiamo noi di mentalità, se non proviamo noi ad affrontare i nostri pregiudizi e la nostra ignoranza (ad esempio sulla scienza), se non proviamo noi a fare il primo passo facendo qualcosa che ci aspetteremmo da altri, come possiamo anche solo sperare che cambino loro? Come possiamo sperare che cambi il futuro della ricerca in Italia? Come possiamo sperare, in sostanza, che cambi l’Italia?

Federico Baglioni

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , | 12 commenti

10.000 volte grazie!

Con questo breve post vi annuncio che son state superate le prime 10 mila visite del mio blog a meno di un anno dalla sua nascita!! Questo è stato possibile grazie a tutti coloro che hanno creduto nelle mie capacità, che mi hanno aiutato nei miei post, nella strutturazione del sito e nella diffusione delle notizie (e ovviamente a coloro che hanno letto, commentato, condiviso ecc). Un ringraziamento particolare, dunque, lo devo innanzitutto a Davide Ederle, senza il quale questo blog forse nemmeno esisterebbe, e a tante altre persone come Mario Fittone, Dario Bressanini, Marco Cattaneo, Giordano Masini, Piero Morandini, Silvia Bencivelli, Beatrice Mautino, Giovanni Ravetta, Cristina Olivotto, Francesco Cappai (ecc.) che mi hanno aiutato in questo difficile e lungo cammino nella divulgazione scientifica.

Spero che questo sia solo l’inizio di una marcia che, lo so già, sarà piena di difficoltà, ma anche di grandi soddisfazioni. Di difficoltà perchè la divulgazione scientifica è poco riconosciuta e costituisce spesso un lavoro in più, prevalentemente (almeno per ora) gratuito. Difficoltà perché spesso il riconoscimento non arriva nemmeno dalla gente comune, specie se si tratta di biotecnologie e OGM. Però anche grandi soddisfazioni: vedere una persona anziana fare domande interessate o un giovane liceale dire :”ah, adesso ho capito come funziona” è una cosa bellissima. E costituisce un primo passo importante di una marcia. Una marcia per diffondere la scienza seria e critica in tutte le sue forme (come avrete notato non ho parlato solo di biotecnologie e OGM). Una marcia che consenta al cittadino di vedere nella scienza qualcosa di bello, di interessante e soprattutto di utile, da cui imparare tanto senza doversene difendere. Una marcia attraverso la quale spero di vedere finalmente la scienza di nuovo al centro delle discussioni appassionate delle persone e, perchè no, dei politici. Perchè solo così si può rilanciare sul serio la ricerca, la scienza e quindi un paese, che è anche il mio.

Federico Baglioni

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento