Dall’articolo originale pubblicato su Prometeus.
Ieri avevo parlato della manifestazione tenutasi Sabato scorso in via Mercanti a Milano, organizzata da Pro-Test Italia, per difendere le ragioni dei ricercatori e, soprattutto, per spiegare alla gente che cosa si fa in un laboratorio, che cos’è veramente la sperimentazione animale e per quale motivo è ancora fondamentale utilizzarla.
Passata l’euforia per il grande successo ottenuto (un altro articolo su Nature!), è però necessaria qualche considerazione a mente fredda sull’impatto mediatico dell’evento. In molti di noi speravano in una certa eco su giornali e TV perchè, diciamolo, per essere un evento organizzato per lo più da ragazzi, in così poco tempo e senza alcun finanziamento, è venuto davvero bene. Eppure vi è stato solo un servizio al TG5, qualche articolo e un’intervista su LA7 Cronache. Nemmeno un articolo, ad esempio, sul Corriere Milano e un’esposizione mediatica inferiore a quella ottenuta in seguito alla protesta pacifica del 21 aprile.
La prima ragione che vedo in questo, purtroppo, è molto semplice: il 21 aprile si trattava di una novità assoluta: i ricercatori per la prima volta si erano “incazzati” ed erano scesi in piazza a protestare, in un modo a cui nessuno era abituato. Una sorta di “remake” come quello di Sabato probabilmente fa poco gola a un giornalista, interessato allo scoop piuttosto che al valore dell’evento in sé.
Ma questo non basta a capire quanto avvenuto. La seconda ragione, che a mio avviso è la principale, è la necessità di creare delle categorie con le quali il lettore/spettatore (e talvolta lo stesso giornalista) possa schierarsi. E la protesta degli animalisti era, chiaramente, un’occasione troppo ghiotta per non venire sfruttata. Ed ecco quindi che in quasi tutti gli articoli (qui, qui e qui) compaiono descrizioni spesso piuttosto fantasiose:
“Gli animalisti (…) si sono limitati ad assediare il presidio e tra i due gruppi contrapposti sono volati solo insulti, fino a che gli attivisti se ne sono andati”. “Tensione al presidio tra ricercatori e animalisti”.
“(…) sotto gli occhi stupiti di chi si godeva un pomeriggio di shopping, i due gruppi si sono fronteggiati per ore”.
In sostanza si sono voluti far passare due messaggi:
Il primo è che tutto sommato gli animalisti non stavano facendo nulla di male: non importa se continuamente gridassero come simpatiche come “assassini” o “pezzi di merda” e minacciassero di morte; non importa se le urla erano pensate per disturbare anche i passanti che volevano ascoltare; non importa se alcuni di loro hanno tentato di strappare uno striscione in mezzo alla folla o salire sul palco.
Il secondo è che ci sarebbe stato, a sentire parlare i media, uno scambio di insulti, come tra due tifoserie dove bisogna scegliere: o sei del Milan o sei dell’Inter. Eppure il video parla chiarissimo. Così come le foto.
La Polizia non ha evitato lo scontro tra ricercatori e animalisti, ha evitato che quegli animalisti aggredissero fisicamente e con violenza delle persone che stavano, semplicemente, ascoltando e che, per tutta la durata della manifestazione, parlavano coi passanti, facevano foto e video, come a qualsiasi evento di piazza, senza mai aver reagito a una provocazione.
La conseguenza più grave di questo atteggiamento dei media è che si è trasformata una manifestazione che parla di fatti concreti, come la descrizione delle tecniche “alternative” o la testimonianza di malati come Nadia Malavasi, in uno scontro alla pari tra fazioni, dove bisogna schierarsi in base alle proprie convinzioni, e dove non si parla più dei contenuti, primo obiettivo della manifestazione, ma di slogan e luoghi comuni. Oltre ad aver dato pari rilevanza a una manifestazione di centinaia di persone e a una ventina di animalisti schiamazzanti, infatti, si sono messi sullo stesso piano gli insulti e le minacce con il materiale informativo, costato tempo e fatica, distribuito e spiegato da ricercatori e studenti.
Ieri l’ennesima delusione: proprio La7 che, in occasione della contro-manifestazione del 21 Aprile, aveva fatto davvero un bel servizio su quanto avvenuto, ha iniziato il servizio così:
Animalisti e ricercatori ancora una volta in piazza (…), ci sono stati momenti di tensione tra i due gruppi.
Ma non ci si è limitati a questo: nonostante l’intervista a Giulia Corsini, vicepresidentessa di Pro-Test Italia, si è solo accennato in maniera vaga all’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” dell’8 giugno, dedicando uno spazio più grande alla manifestazione animalista che si terrà a Milano lo stesso giorno e proprio in via Vanvitelli, lo stesso luogo dell’incursione di qualche settimana fa.
Si è paragonato, dunque, un’evento di divulgazione scientifica di portata nazionale che avrà luogo in più di 15 città, con una manifestazione di protesta, che temo sarà fatta di insulti, disinformazione e poco altro, che avverrà solo a Milano e che è stata fissata l’8 giugno proprio per dare fastidio e distogliere l’attenzione dall’evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica”.
Pensateci. Si chiede ai ricercatori di uscire dalla loro torre d’avorio e però, invariabilmente, ogni volta che lo fanno, li si ignora o li si svilisce in risse da bar.
Già, perchè per bruciare un dialogo sui contenuti, studiato e argomentato basta organizzare un gruppetto in 2-3 ore e andare a gridare “assassini” e minacciare chi passa di morte.
Noi però non molliamo. Di contenuti, tutti insieme, in tutta Italia, si tornerà a parlare l’8 giugno.
Speriamo che questa grande opportunità di dialogo con la cittadinanza, questa grande opportunità di dire a tutti che “la scienza ha delle ragioni che meritano di essere ascoltate, anche in Italia” non venga nuovamente tradotta dai media nell’ennessima fittizia lotta tra fazioni.
@FedeBaglioni88